giovedì 18 giugno 2009

IMPRESAMIA.IT-IMPRESE - Neiver: 40 anni al servizio del cliente


La società, presente in Italia con Vicolungo Outlets e Castelguelfo Outlet
Dall’introduzione nel settore immobiliare del concetto “chiavi in mano” agli outlet, sino a Micropolix. La società immobiliare europea leader nello sviluppo, investimento e gestione di asset immobiliari ha rivoluzionato negli anni ‘70 il settore immobiliare con l’introduzione del concetto di “chiavi in mano” basato sull’offrire progetti su misura adattandoli alle esigenze di ciascun cliente, per poi imporsi all’attenzione degli operatori negli anni ‘90 grazie alla creazione dei primi parchi imprenditoriali con servizi integrati. Inoltre Neinver è stata la prima società a importare in Spagna, e successivamente in Polonia, il concetto di outlet con il marchio Factory. Nel 2008 la società si è nuovamente distinta per il lancio del progetto pioneristico Micropolix, un centro dedicato all’intrattenimento educativo per l’infanzia unico in Europa.Oggi, a distanza di quarant’anni dalla sua fondazione, la società - a capitale interamente spagnolo - è diventata uno dei principali attori nel settore immobiliare europeo e ha sviluppato superfici per oltre 370.000 m² con un investimento di 368 milioni di euro. Presente in 5 Paesi europei, la società gestisce attualmente un portfolio che comprende 25 poli commerciali e industriali. In Italia è presente in Italia dal 2004, dove conta 2 centri outlet: Vicolungo Outlets, di cui è stato inaugurato l’ampliamento lo scorso Aprile, e Castel Guelfo Outlet (nella foto). Nel Giugno del 2008 la società ha, infatti, acquisito per conto del fondo Irus, di cui è gestore, la 1° fase dell’outlet di Castel Guelfo e stipulato un preliminare d’acquisto per la 2° fase, di cui si attende il completamento entro l’anno.

IMPRESAMIA.IT-CRISI - Confindustria: Pil 2009 -4,9%. Nel 2010 +0,7%


Nel 2009 ci saranno meno occupati (-1,8%) ma nel 2010 ci sarà una lieve risalita ( 0,2%).
E' l'eredità negativa del 2008 (-2,1%) più la contrazione del primo trimestre (-2,6%) a formare il risultato negativo. Lo comunica il Centro studi della Confindustria che, tuttavia, per la seconda parte dell'anno prevede un leggero aumento (+0,5% annualizzato sul primo semestre). Nel 2010 - si legge - ci sara' un incremento dello 0,7%. L'export trainerà l'economia italiana fuori dalla recessione (+2,5% in volume dopo il -17,3% di quest'anno), grazie soprattutto al maggior dinamismo dei Paesi emergenti che da soli spiegheranno quasi tutta la crescita globale dell'anno venturo, con un effetto temporaneamente amplificato della ricostruzione delle scorte. I consumi, in calo nel 2009 (-1,9%), saliranno in linea con il Pil grazie a una maggiore propensione alla spesa legata al ritorno della fiducia, con i guadagni delle retribuzioni reali compensati dall'ulteriore lieve riduzione dell'occupazione (che scende del 3,4% tra il 2007 e il 2010). Per quanto riguarda il deficit pubblico, secondo le previsioni della Confindustria, nel 2009 salirà al 114,7% del Pil e al 117,5% nel 2010, dal 105,7% del 2008. Il livello del deficit per il 2009 è attribuibile principalmente alla dinamica delle entrate, che, per la prima volta dal Dopoguerra sono stimate in diminuzione: -1,4% rispetto al 2008. E il gettito delle entrate tributarie dei primi quattro mesi conferma questa dinamica: -3,8% rispetto ai primi quattro mesi del 2008; e le imposte indirette, strettamente legate alle fasi cicliche, hanno registrato un vero crollo (-5,7%), ma anche le dirette sono scese (-2%). La contrazione del Pil nominale sara' pero' ancora piu' forte e fa si' che nel 2009 le entrate in rapporto al Pil salgono al 47,2% (dal 46,6% del 2008). Nel 2010 caleranno al 47% in presenza di ripresa del Pil nominale (+2,2%). La spesa pubblica salira' del 52,2% del Pil nel 2009 e si attestera' al 51,7% nel 2010 mostrando un debole rallentamento. Il saldo primario nel 2009 - conclude l'ufficio studi della Confindustria - verra' quasi azzerato in percentuale del Pil (0,1%) e comincera' a risalire nel 2010 (0,4% del Pil). Continua la contrazione dell'occupazione, più accentuata nell'industria dove per il 2009 si stima una flessione del 6,8% rispetto al 2008 (257 mila unita'). La crisi si propagherà anche ai servizi, l'unico comparto in crescita nella media del 2008: gli occupati diminuiranno dell'1,8% nel 2009 per tornare pero' a crescere nel 2010 ( 0,2%). Pesanti invece le previsioni sulla disoccupazione. Il tasso crescerà infatti, per il Csc, all'8,6% nel 2009 e al 9,3% nel 2010, "livello che non veniva piu' toccato dal 2000".

IMPRESAMIA.IT-SISMA - Approvati gli aiuti per 5500 aziende agricole


Sostegno del Governo e delle Istituzioni alle imprese agricole e agoalimentari
Sarà erogata subito la prima tranche di 9 milioni e 500mila euro, il restante 50% a partire dalla metà di ottobre.Usufruiranno degli aiuti le aree che sono state individuate dal Decreto del Commissario delegato per il terremoto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. “Vogliamo che il comparto agricolo e agroalimentare abruzzese torni al più presto in attività e che questa regione possa ripartire, forte del sostegno del Governo e delle istituzioni”. Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia (nella foto), dopo che il Comitato di gestione aiuti diretti ha approvato le misure di intervento, richieste proprio dal ministro Zaia in favore delle zone terremotate dell’Abruzzo. L’approvazione è avvenuta all’unanimità.I pagamenti, cui Agea darà seguito immediatamente, come assicurato dal ministro Zaia in persona, riguarderanno 5500 aziende agricole abruzzesi, per uno stanziamento di 9 Mln e 500 mila euro, pari a circa il 50% dell’ammontare complessivo degli aiuti richiesti dagli agricoltori. Il restante 50% verrà erogato da Agea a partire dal 16 ottobre 2009. “Abbiamo promesso agli abruzzesi che non li avremmo lasciati soli - ha commentato Zaia - e così è stato. Ci vorrà del tempo perché tutto torni com’era, ma stiamo facendo tutto ciò che è possibile perché gli agricoltori dell’Abruzzo tornino presto al lavoro e alle loro case. Il mio grazie va anche alla Commissione Europea che ha dato il suo via libera al pacchetto di aiuti da noi predisposto”.

IMPRESAMIA.IT-UE - Mamma e papà 1 mese di congedo in più


Le parti sociali europee firmano la revisione dell'accordo quadro
La durata del congedo parentale è stato portato da tre a quattro mesi per genitore e si applica a tutti i lavoratori dipendenti. A prescindere dalla forma del loro contratto. Questo è il risultato di sei mesi di negoziati tra le parti sociali europee e rispecchia i cambiamenti intervenuti nella società e sul mercato del lavoro dopo la firma del primo accordo quadro sul congedo parentale avvenuta nel 1995. Vladimír Špidla, commissario responsabile per l'occupazione, gli affari sociali e le pari opportunità (nella foto), presente all'atto della firma ufficiale ha commentato che "questo accordo è la prova che il partenariato sociale europeo funziona e produce risultati concreti per i lavoratori e le imprese in Europa. Obiettivi prioritari - ha sottolineato il commissario - per la parità delle donne e degli uomini a riprova della volontà di trovare soluzioni per migliorare l'equilibrio tra vita familiare e vita professionale, tenendo nel contempo conto della diversità dei quadri normativi nazionali, delle pratiche e delle tradizioni" . Il nuovo accordo innalza la durata del congedo parentale portandolo da 3 a 4 mesi per ciascun genitore. Uno dei 4 mesi sarà non trasferibile da un genitore all'altro; chiarisce che si applica a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla forma del loro contratto (lavoro a tempo determinato, part-time, ecc.); offre anche la possibilità ai genitori che ritornano al lavoro dopo il congedo parentale di chiedere l'adattamento delle loro condizioni di lavoro (ad esempio dell'orario di lavoro) e conferisce una maggiore protezione non solo contro il licenziamento ma anche contro ogni trattamento sfavorevole legato all'esercizio del diritto al congedo parentale. La Commissione deve ora esaminare le disposizioni dell'accordo. Entro l'estate essa proporrà al Consiglio l'attuazione dell'accordo tramite direttiva in applicazione delle disposizioni del trattato in merito al dialogo sociale. La direttiva dev'essere adottata dal Consiglio a maggioranza qualificata.

IMPRESAMIA.IT-CHIMICA - Scajola: in tre anni Eni investirà 700 milioni


Tavolo della Chimica: Eni illustra il piano industriale e Scajola annuncia commissariamento Vinyls
Eni garantirà investimenti nella chimica per 700 milioni di euro tra il 2009 e il 2012. E' quanto emerso dal Piano industriale della società illustrato nel corso del Tavolo della Chimica presieduto dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola (nella foto). “La chimica di base resta essenziale per un grande Paese industriale come l’Italia. Per questo il Governo - ha affermato il ministro - le imprese e il sindacato si impegneranno a ristrutturare e rilanciare il settore, pur in questo periodo di difficoltà”. Eni ha confermato l’interesse per la chimica - si legge nella nota del Ministero - definendo un quadro di riorganizzazione e investimenti per garantire l’equilibrio finanziario di lungo periodo e stabilizzare il quadro occupazionale. Eni ha poi illustrato le linee del proprio Piano per la chimica che prevede interventi per 700 milioni di euro nel periodo 2009-2012. Sono stati inoltre illustrati i principali interventi di riorganizzazione necessari per far fronte alla grave situazione di crisi in cui versa la chimica italiana ed europea ed in particolare all’ emergenza venutasi a creare in seguito all’istanza di amministrazione straordinaria presentata dalla società Vinyls. Sulla Vinyls, che interessa Marghera e Porto Torres, Scajola ha comunicato che "domani il Tribunale di Venezia dovrebbe nominare, su indicazione del Ministero, un commissario giudiziale con il compito di consentire nell’immediato il mantenimento dell’attività degli impianti e individuare rapidamente una soluzione industriale in grado di garantire la continuità aziendale". Nel corso dell’incontro, particolare attenzione è stata posta alle prospettive occupazionali, assolutamente da salvaguardare e, a tale proposito, il ministro ha dato atto al sindacato di aver dimostrato grande senso di responsabilità e ha annunciato di voler proseguire anche con le forze sociali e con gli enti territoriali l’esame delle diverse ipotesi di riorganizzazione del settore dando attuazione agli altri punti per il rilancio del settore definiti nel Tavolo nazionale della Chimica del 22 aprile scorso che di seguito indichiamo: 1. attivare tavoli territoriali per accelerare l’attuazione degli accordi di programma già in essere (in particolare Priolo, Sardegna e Porto Marghera) e per varare nuovi accordi alcuni dei quali già in via di definizione; 2. sottoporre alla Conferenza Stato-Regioni il decreto per l’individuazione dei 26 siti prioritari nel piano nazionale di bonifica e reindustrializzazione e portare al CIPE i primi 3-4 progetti immediatamente cantierabili; 3. aumentare le risorse del bando “Nuove Tecnologie per il Made in Italy” con fondi europei Pon (Programmi Operativi Nazionali) e Fas (Fondo Aree Sottoutilizate) per finanziare l’innovazione tecnologica del settore chimico; 4. accelerare l’adeguamento ambientale delle imprese chimiche al Regolamento Europeo Reach, con l’apertura di uno sportello ad hoc dotato di 120 milioni di euro; 5. istituire un gruppo di lavoro per monitorare il recepimento delle disposizioni comunitarie finalizzate alla semplificazione delle procedure amministrative; 6. varare interventi per ridurre il costo dell’energia per le imprese chimiche.

IMPRESAMIA.IT-CRISI - Senato: in grave pericolo il lavoro a Lecce


Chiesti provvedimenti urgenti per salvare il settore tessile-abbigliamento-calzaturiero e l'edilizia
Non si contano più le aziende chiuse e i lavoratori disoccupati e senza ammortizzatori sociali. Proprio per mettere in luce la disastosa situazione della provincia dl Lecce, lo scorso mercoledì 17 giugno, i senatori del Pdl Giorgio Costa (nella foto), Cosimo Gallo e Simonetta Licastro Scandrino, utilizzando lo strumento dell'interrogazione con richiesta di risposta scritta, hanno chiesto ai ministri dell'Economia e delle finanze, Giulio Tremonti, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, di prendere iniziative concrete a soccorso dei lavoratori e degli imprenditori leccesi.L'interrogazione ha per oggetto la crisi del settore tessile-abbigliamento-calzaturiero (TAC) che si sta facendo sentire in tutta la sua portata, soprattutto nel Mezzogiorno e particolarmente in Puglia, dove ormai non si contano più le aziende chiuse e gli operai senza lavoro. La crisi internazionale in atto e il brusco calo del clima economico stanno determinando forti diminuzioni sul fronte della produzione industriale in percentuali mai registrate dall'inizio del secolo scorso e, rispetto all'anno 2007, nel 2008 è stato fatto maggiore ricorso agli strumenti degli ammortizzatori sociali per un totale di un milione di ore in più, con un incremento pari al 28%.I senatori interroganti focalizzano l'attenzione nella provincia di Lecce particolarmente colpita dalla crisi del settore tessile-abbigliamento-calzaturiero , facendo presente che nel metalmeccanico i lavoratori interessati alla cassa integrazione guadagni o dagli ammortizzatori sociali sono 2.500, mentre nel TAC arrivano a 5.000 unità. Non solo, anche nell'edilizia, se non si attua al più presto il piano casa del Governo e se non si procede ad emanare bandi, e se non si avviano subito i relativi cantieri, per una serie di opere quali la strada statale 275 (Maglie-Leuca), la Bradanico Salentina e la regionale 8, le conseguenze saranno, ad avviso degli interroganti, disastrose.Il partenariato socio-economico della provincia di Lecce auspica l'urgente adozione di accorgimenti e provvedimenti ritenuti indispensabili a fronteggiare la crisi che attanaglia il territorio con l'unico obiettivo di superarla, quali misure anticicliche (consistenti nella messa a bando, nel finanziamento e nella cantierizzazione di tutte le opere infrastrutturali sul territorio leccese) e misure in favore delle aziende (consistenti nella defiscalizzazione degli oneri sociali, la riduzione dei tempi di pagamento della Pubblica amministrazione, la sospensione delle azioni esecutive da parte di Equitalia, la revisione del regime di Basilea 2, le operazioni di consolidamento dei debiti a breve, il mantenimento delle linee di fido attuali e l'utilizzo dei confidi e l'accesso al Fondo centrale di garanzia assicurando la ponderazione zero).Quindi i senatori Giorgio Costa, Cosimo Gallo e Simonetta Licastro Scandrino chiedono ai due ministri Tremonti e Scajola di sapere se non si ritenga opportuno intervenire con urgenza avviando immediatamente i provvedimenti ed i cantieri di cui sopra, che da soli basterebbero ad alleviare lo stato di disagio.

mercoledì 17 giugno 2009

IMPRESAMIA.IT-IMPRESE - Vendite domicilio in lieve crescita (+0,4%)


Occupazione in crescita (+5,4%) anche tra chi vuole far fronte alla cosiddetta quarta settimana
Il settore più importante della vendita diretta a domicilio è quello dei "beni durevoli casa" (46,7%). Seguono l'alimentare (17,3%) e la cosmesi (15,1%). Il primo trimestre delle imprese associate Avedisco (Associazione vendite dirette servizio consumatori) si è chiuso con un fatturato di 331 milioni di euro, facendo registrare un lieve incremento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il comparto più dinamico è stato il "cosmesi/accessori moda" con un aumento del 4,2% seguito da quello alimentare nutrizionale (+3,2%) e dai "beni di consumo casa" (+3%). Sostanziale tenuta per i "beni durevoli casa" (-0,5%), mentre hanno registrato una flessione il "tessile" (-5,4%) e i "servizi/utilities" (-49,3%). ''Anche nel trimestre da tutti considerato come il piuù nero per l'economia italiana - ha commentato Luca Pozzoli, presidente di Avedisco - la vendita diretta a domicilio ha dimostrato di saper reggere e, seppur lievemente, di crescere come sta facendo ormai da sei anni. I dati degli incaricati alla vendita dimostrano che la nostra è un'attività in pieno fermento, molto apprezzata e alla quale si rivolgono moltissime persone alla ricerca di una nuova occupazione, che cercano di fare fronte alla "quarta settimana" o che decidono di intraprendere un lavoro appagante capace di regalare moltissime soddisfazioni''. Di fatto, il numero degli addetti alla vendita diretta nel primo trimestre del 2009 ha raggiunto le 237mila unità con un incremento, rispetto allo stesso periodo del 2008, del 5,4%. Secondo i dati Istat, tutti i canali della distribuzione italiana hanno chiuso il primo trimestre dell'anno con flessioni più o meno marcate. Le "vendite al dettaglio in sede fissa" hanno segnato -3,2%; la "grande distribuzione" -1,4%; i "piccoli esercizi commerciali" -4,3%; le "vendite di prodotti alimentari2 e le "vendite prodotti non alimentari" hanno fatto registrare entrambi un calo del 3,2%.

IMPRESAMIA.IT-UE - Trasporti: sì aiuti di Stato per combinato di merci


Per la Commissione europea l’aiuto è compatibile con il mercato comune
Via libera all’avviamento del nuovo servizio di trasporto ferroviario tra il porto di Napoli e l’interporto di Nola. La misura notificata dalle autorità italiane si propone di trasferire il traffico dalla strada alla ferrovia creando un servizio di trasporto ferroviario tra il porto di Napoli e l’interporto di Nola. L’aiuto di avviamento è pari a 1.322.000 euro e coprirà un periodo di tre anni. “Il trasferimento del trasporto di merci verso mezzi meno inquinanti - ha commentato Antonio Tajani (nella foto), vicepresidente della Commissione europea e responsabile per i trasporti - è una buona notizia per la città di Napoli. All’inizio il servizio consentirà un trasferimento modesto, circa il 6% del traffico attuale, ma sono certo che la decisione odierna contribuirà a potenziare questo trasferimento a beneficio di Napoli e dell’intera regione.” La misura proposta rientra tra le iniziative volte a promuovere l’utilizzo del trasporto per ferrovia per aumentare l’efficienza e la sicurezza del trasporto merci in tutta l’area. Allo stesso tempo, limiterà l’impatto ambientale di questo genere di traffico riducendo la congestione stradale e l’inquinamento. Quello dei trasporti rappresenta un settore cruciale, perciò la Commissione europea ha avviato un processo di riflessione identificando 6 principali tendenze e sfide, che influenzeranno lo sviluppo futuro della politica dei trasporti nei decenni a seguire: invecchiamento della popolazione, migrazione e mobilità interna, la sfida ambientale ed energetica, urbanizzazione e globalizzazione. Tutto ciò dimostra la necessità di concentrare la futura politica europea per i trasporti verso un sistema di trasporto integrato, basato sulla tecnologia e di facile utilizzo per l'utente. "Il trasporto è stato e rimarrà una componente essenziale della nostra vita quotidiana - ha commentato Tajani - contribuendo allo sviluppo, all'integrazione e alla crescita del mercato interno, con vantaggi tangibili per l'economia europea. La politica europea per i trasporti ha inoltre innalzato gli standard del settore per quanto riguarda le condizioni di lavoro e i livelli di sicurezza. Ha permesso, infine, il rafforzamento dei diritti dei passeggeri. Sono convinto che i tempi siano maturi per mettere in pratica questa politica. In primo luogo attraverso l`integrazione delle differenti modalità di trasporto, ponendo l'Ue in prima posizione rispetto ai servizi e alle tecnologie del trasporto e, inoltre, basando la futura politica dei trasporti sulle esigenze e sui diritti degli utenti e dei lavoratori del settore".

IMPRESAMIA.IT-IMPRESE - Pesa di più la burocrazia in campagna


Indagine Cia: la burocrazia opprime il 90% degli imprenditori agricoli italiani
Nove imprenditori agricoli italiani su dieci denunciano di essere oppressi dalla burocrazia. nella propria attività. Addirittura il 34,3% delle aziende agricole del nostro Paese ha rinunciato, nel 2008, ad assumere nuovo personale, il 25,5% ha messo da parte progetti di ammodernamento, innovazione e ricerca, il 21,5% non ha compiuto alcun tipo di investimento, il 18,7% è stato costretto a ridurre le coltivazioni. Lo ha comunicato la Cia-Confederazione italiana agricolori divulgando i dati di una propria ricerca. "Nel 2008, più del 60% delle imprese agricole - si legge nell'indagine della Cia - ha visto crescere del 3-4% i costi burocratici degli adempimenti amministrativi. Il 65% delle aziende ritiene, tuttavia, che, negli ultimi cinque anni, la burocrazia è andata aumentando in modo significativo". Sono gli adempimenti specifici richiesti nel settore a rappresentare il maggiore onere per il 94% delle imprese; pesanti anche i costi dovuti al fisco (84%) e alla sicurezza sul lavoro (75%) e oltre il 78% delle aziende interessate dalla ricerca della Cia sottolinea che la pressione fiscale e previdenziale-contributiva costituisce un pesante freno allo sviluppo e alla competitività. "Il 58% delle imprese agricole - si legge ancora - ritiene che la difficoltà dei rapporti con la Pubblica amministrazione risiede soprattutto nel fatto che in questi ultimi anni siano aumentate in maniera esponenziale le scadenze burocratiche e siano rimaste alquanto complesse le richieste da parte degli uffici pubblici. Con l'aggravante che molte di queste norme vengono interpretate ed applicate in maniera diversa da regione a regione, da provincia a provincia e, addirittura, da comune a comune. Oltre al costo economico, l'aspetto che più denunciano le imprese (72%) è costituito dalle lungaggini e dai tempi scandalosi richiesti per una semplice pratica di carattere amministrativo, per la quale sarebbero sufficienti solo poche ore, se non minuti. Il 56% degli imprenditori agricoli interpellati si é dichiarato disposto a nuovi investimenti di carattere produttivo e all'assunzione di manodopera se si dà un taglio del 25% al carico burocratico che oggi pesa sull'azienda".

IMPRESAMIA.IT-UE - Zaia: rilancio imprese agroindustriali


Il nuovo regime di aiuti sarà uno strumento di potenziamento delle Pmi agroalimentari di qualità
Una boccata d'ossigeno alle nostre imprese per uscire dalla crisi attuale e conquistare nuovi mercati. Così il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia (nella foto), ha commentato l’esito della riunione odierna della Commissione europea, nella quale è stato approvato il nuovo regime di aiuti dell’Istituto sviluppo agroalimentare – Isa S.p.A., società finanziaria del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, per gli interventi a sostegno degli investimenti agroindustriali. Il nuovo regime di aiuti, valido fino al 2013, consentirà di promuovere gli investimenti delle piccole e medie imprese e delle imprese intermedie localizzate in tutto il territorio nazionale e delle grandi imprese delle aree sottoutilizzate del Paese, mediante l’acquisizione di u Ue Unione europea commissione imprese agroalimentarina partecipazione di minoranza al capitale sociale e l’erogazione di un finanziamento a tasso agevolato, pari al 30% del tasso di riferimento. Le spese ammissibili all’agevolazione comprendono gli investimenti in attivi materiali (terreni/aree fabbricabili, opere murarie e assimilate, impianti/macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica), gli investimenti in attivi immateriali (attivi derivanti da trasferimenti di tecnologia mediante l’acquisto di diritti di brevetto, licenze, know- how e conoscenze tecniche non brevettate), gli studi preliminari di fattibilità e le consulenze connesse agli investimenti. Le nuove modalità di intervento consentiranno di allargare la platea dei beneficiari, in particolare delle piccole e medie imprese, con una ricaduta positiva sulla competitività del sistema agroalimentare. In considerazione dell’esperienza acquisita da Isa nel finanziamento dei progetti, il nuovo regime di aiuti prevede procedure semplificate e più vantaggiose, in termini di durata e di tasso d’interesse, ridotto al 15% del tasso di riferimento, per i progetti di piccole dimensioni, fino a 2 milioni di euro di intervento, a condizione che il finanziamento non superi il 50% degli investimenti ammissibili e che l’ altro 50% sia coperto da risorse proprie dell’azienda.

IMPRESAMIA.IT-IL CASO - Cap: bilancio 2008 a + 25% grazie alla ricerca


L'azienda italiana leader nel mercato dell’Information Technology, annuncia i dati di bilancio 2008
Formazione e reti intelligenti per le applicazioni convergenti dati/voce/immagini sono state la chiave del successo. Infatti, nel 2008 l’azienda ha registrato un fatturato consolidato pari a 26,596 milioni di Euro, in crescita del 25% rispetto ai 21,346 milioni di Euro registrati nell’anno fiscale 2007 e l' Ebitiba consolidato è stato pari al 6,5% sul giro d’affari consolidato. L’azienda ha continuato a investire una parte molto importante del proprio fatturato, il 5% nel 2008, in attività di Ricerca & Sviluppo. Presso la sede di Padova, attraverso una società co-partecipata con l’Università di Padova, è situato infatti il laboratorio Cap Research che sviluppa progetti tecnologici altamente innovativi. Inoltre, nell’ambito della strategia di espansione dell’azienda, Cap ha annunciato l’acquisizione di Finsa Ire, società che opera nel settore della formazione e di InterCom Sistemi Telematici SpA, attiva a livello nazionale nello studio, progettazione, realizzazione e assistenza di reti intelligenti per il trasporto di applicazioni convergenti dati/voce/immagini. Queste operazioni hanno consentito a Cap di arricchire ulteriormente le proprie competenze nell’area dei servizi e delle soluzioni e di entrare in settori di mercato in rapida espansione. Coerentemente con il percorso strategico definito, procede la focalizzazione aziendale su progetti e servizi, che sono cresciuti del 37% arrivando a rappresentare più del 43% del totale.“Siamo estremanente soddisfatti dei risultati raggiunti nel corso del 2008 - ha dichiarato Pietro Jacassi, Presidente di Cap - l'azienda è stata impegnata in una strategia di rafforzamento delle Business Unit – Systems & Services, Business Solutions e Innovative Appliances – e contemporaneamente è entrata in alcuni segmenti di mercato strategici quali la formazione e le reti intelligenti per le applicazioni convergenti dati/voce/immagini”.Nel 2008 Cap ha registrato un numero di addetti pari a 224, in aumento del 20% rispetto all’anno precedente. Presente da oltre 30 anni nel mercato ICT, Cap offre alla media azienda una gamma completa di soluzioni, progetti, servizi e prodotti. Cap è organizzata in tre Business Unit: Systems & Services, Business Solutions e Innovative Appliances. Sempre attenta al mondo della ricerca e focalizzata sull’innovazione, dove investe il 5% del proprio fatturato, Cap possiede un proprio centro di Ricerca e Sviluppo, Cap Research, a Padova. Cap ha uffici a Milano, Genova, Torino, Padova, Roma, Sassari e Cagliari, conta 224 addetti e nel 2008 ha registrato un fatturato pari a 26,6 milioni di Euro.

IMPRESAMIA.IT-FISCO - Equitalia: debiti pagati con crediti d'imposta


Crediti d’imposta: nuove modalità per il pagamento con compensazione volontaria
Avviata la compensazione tra i debiti indicati nelle cartelle di pagamento e i crediti di imposta. Equitalia, si legge in una nota, per permettere ai contribuenti il pagamento di debiti iscritti a ruolo utilizzando crediti d’imposta di cui gli stessi contribuenti risultano beneficiari, ha definito le procedure ed i modelli di comunicazione delle proposte di compensazione.In particolare, ricevuta da parte dell’Agenzia delle entrate l’informazione dell’esistenza di un credito di imposta spettante a un soggetto che è anche contemporaneamente debitore di somme iscritte a ruolo, l’agente della riscossione, per gli importi corrispondenti, sospende le azioni di recupero e invia una proposta di compensazione. Questa proposta riporta: il dettaglio delle somme iscritte a ruolo con le principali informazioni sulle cartelle di pagamento, la tipologia d’imposta oggetto di rimborso, i recapiti degli sportelli dell’agente a cui inviare il modulo di adesione compilato e la specifica dei documenti da allegare. Se la proposta viene accettata gli importi a debito e a credito si compensano e l’agente invia al debitore la relativa quietanza. Nel caso in cui, invece, non vi sia adesione alla proposta di compensazione, decorsi 80 giorni dalla notifica della stessa, l’agente della riscossione riprende le azioni di recupero nel frattempo sospese.

IMPRESAMIA.IT-SVILUPPO - Scajola: primi investitori in Montenegro


Investimenti per 4-5 miliardi di euro, già in cantiere i primi progetti
Montenegro, porta d’ingresso delle imprese italiane nel mercato energetico dell’Europa dell’Est. Questo l'obiettivo del rilancio degli investimenti italiani in energia e infrastrutture del valore di 4-5 miliardi di euro con i quali l'Italia punta a diventare il primo investitore estero in Montenegro. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola (nella foto), al termine della missione nella capitale del Montenegro, Podgorica, dove ha incontrato il Primo ministro Djukanovic, il ministro dello Sviluppo Economico Vujovic e il ministro dei Trasporti Lompar.“Abbiamo messo insieme per la prima volta - ha commentato Scajola - le maggiori imprese energetiche italiane che costruiranno qui in Montenegro centrali idroelettriche, a carbone e termovalorizzatori e produrranno energia da trasferire in Italia attraverso un elettrodotto sottomarino. Ciò significa - ha precisato il ministro - più energia a minor costo per il nostro Paese. Italferr, leader mondiale nella progettazione e realizzazione di reti ferroviarie, realizzerà inoltre lo studio di fattibilità della linea Bari-Belgrado, grazie alla quale le merci italiane avranno maggiore accesso nell’area dei Balcani”.Il rilancio degli investimenti italiani parte dalla firma del ministro Scajola di due Memorandum d’intesa, uno sull’energia e uno sui trasporti. Il primo prevede una collaborazione strategica tra i due Paesi, che ha l’obiettivo di rendere il Montenegro la porta d’ingresso delle imprese italiane nel mercato energetico dell’Europa dell’Est. Già i primi progetti sono in cantiere: Terna prevede la realizzazione di una connessione sottomarina tra Pescara e Tivat lunga circa 100 km, dalla capacità iniziale di 1000 Mega Watt; A2A ha in progetto un primo gruppo di 4 centrali idroelettriche per 240 MW; Enel è interessata alla realizzazione di un impianto a carbone da 800/1200 MW in collaborazione con Duferco, che a sua volta è pronta a realizzare un termovalorizzatore da 80 MW.Il secondo accordo, sulle infrastrutture, firmato anche dal ministro serbo dei Trasporti e Infrastrutture Mrkovic, prevede un investimento italiano per la progettazione della linea che collega il porto montenegrino di Bar con la capitale serba Belgrado di 1,5 milioni di euro, di cui 1 milione stanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico. Nel futuro saranno possibili ulteriori investimenti in campo infrastrutturale, ad esempio per lo sviluppo di porti turistici.“La mia visita in Montenegro - ha ricordato, infine, il ministro - avviene a breve distanza da quella del Presidente Berlusconi, a testimonianza degli eccellenti rapporti che intercorrono tra i nostri due Paesi. L’Italia sostiene le richieste di ingresso nella Ue e nella Nato nonché dell’abolizione dei visti, come per i Paesi dell’area Schengen, richieste che vengono da un Paese come il Montenegro, che si è contraddistinto come elemento di equilibrio e stabilità della regione balcanica”.

martedì 16 giugno 2009

IMPRESAMIA.IT-POL - Del Governo il 90% delle leggi approvate


Gaudioso: il Parlamento dovrebbe svolgere una funzione di indirizzo nei confronti del Governo
In un anno di legislatura su 68 leggi approvate in Parlamento, 61 sono state di iniziativa del Governo. Ben il 90% del totale. E' quanto emerge da "Camere aperte", il primo rapporto sulle attività dei parlamentari nel primo anno della XVI legislatura, presentato dall'Osservatorio civico sul Parlamento italiano, promosso da Cittadinanzattiva, Controllo cittadino e Open polis. Il rapporto sottolinea la quasi assoluta assenza di iniziativa legislativa autonoma delle Camere. Il Parlamento, infatti, si è occupato quasi totalmente di tradurre in legge le iniziative del Governo. Ancora più netta la mancanza di attenzione nei confronti dei disegni di legge presentati dal popolo o dalle Regioni. I 21 ddl di iniziativa regionale e i 12 di iniziativa popolare non sono stati mai stati presi in considerazione da Camera e Senato.E' una realtà che "lascia sconfortati - ha commentato il vicesegretario di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso - Il Parlamento dovrebbe svolgere una funzione di indirizzo nei confronti del Governo e non viceversa, in un'ottica di collaborazione istituzionale. Ma questa è possibile - ha sottolineato Gaudioso - solo se il Parlamento esprime una propria autorevolezza". Un'autorevolezza che non puo' esserci quando viene a mancare un rapporto diretto tra elettore ed eletto, come quando "non si possono esprimere le preferenze o avere un ruolo sulla scelta dei candidati". Il cittadino in questo caso "si trova solo a ratificare - ha concluso il vicesegretario - scelte fatte da altri, così come per lo stesso Parlamento". Dal rapporto "Camere aperte" veniamo a sapere che le donne sono decisamente più attive e presenti degli uomini. Tra i deputati, le donne hanno un indice di attività medio di 2,7, mentre gli uomini si attestano più in basso (2,2). Al Senato la differenza è ancora più marcata: vincono le donne 3 a 2. Ma nelle presenze alle votazioni, le differenze tra i sessi si assottigliano. Alla Camera, le donne sono risultate presenti nell’82% dei casi a fronte di una presenza dei colleghi dell’80%; situazione simile al Senato: donne presenti nell’85% delle votazioni, uomini 82%.Non solo. ci sono parlamentari iperattivi e “fannulloni”: Angela Napoli, eletta in Calabria nelle liste del PdL, è la deputata più attiva, al pari della senatrice Donatella Poretti, eletta per il PD in Puglia: entrambe ricevono un 10 nei loro indici di attività. Alla Camera la Napoli è seguita da Rita Bernardini (PD, eletta in Sicilia) e Gabriella Carlucci (PdL, Puglia), mentre al Senato, dietro la Poretti troviamo Elio Lannutti (IdV, Veneto) e Rosario Giorgio Costa (PdL, Puglia). Tra i meno attivi, invece, il deputato Denis Verdini, tra i coordinatori del PdL ed eletto in Toscana, che ha ricevuto uno 0,09, e il senatore del PdL Marcello Pera, ex presidente del Senato eletto nel Lazio, con lo 0,18. Il podio dei “fannulloni” è completato da Niccolò Ghedini (PdL, Veneto) e Massimo D’Alema (PD, Puglia) per la Camera dei deputati, e da Beppe Pisanu (PdL, Sardegna) e Marcello Dell’Utri (PdL, Lombardia) per il Senato. In generale, solo il 2,6% dei Parlamentari italiani raggiunge un indice di attività sufficiente, cioè pari o superiore a 6: la media è 2,3.Regione che vai, parlamentare che trovi: analizzando l’indice di attività e le presenze dei parlamentari in base ai collegi elettorali di riferimento emerge che i deputati che rappresentano la regione Molise sono, in media, i più attivi, con un indice di attività di 3,9. Segue il Friuli-Venezia Giulia (3,4), Calabria (2,8), Emilia Romagna (2,7) e Trentino Alto Adige (2,7). I meno attivi, invece, sono i deputati di Campania (1,9), Abruzzo (1,9), Liguria (1,5) e Valle D’Aosta (1,4). In proporzione, fanno meglio anche i deputati che rappresentano i collegi esteri: Europa (3,2), Americhe (2,1).Simile la situazione nel caso dei senatori: i più attivi si trovano in Molise ed Emilia Romagna (3,1 ciascuno) e in Toscana (2,9), mentre i meno attivi rappresentano la Liguria (2), l’Abruzzo (1,9), la Campania (1,9) e le Marche (1,7). Il quadro delle presenze alle votazioni offre, ancora una volta, uno scenario quasi opposto rispetto a quello dell’indice di attività. I deputati più presenti sono quelli di Valle D’Aosta (98%), Umbria (91%), Basilicata (86%) e Liguria (84%), mentre i meno presenti alle votazioni sono proprio i deputati del Molise (66%). Poco meglio vanno in Trentino Alto Adige (78%), Puglia (77%) e Lazio (76%). Da parte loro, i senatori più presenti alle votazioni sono quelli di Friuli-Venezia Giulia (94%), Calabria e Molise (91% ciascuno), mentre al fondo troviamo i senatori di Lazio (80%), Sicilia (76%) e Abruzzo (70%).

IMPRESAMIA.IT-UE - Italia: prorogati gli aiuti di Stato alle banche


UE - Italia: prorogati gli aiuti di Stato alle banche Il provvedimento mira a stabilizzare i mercati finanziari attraverso il finanziamento delle banche
Si tratta di aiuti destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro. La Commissione europea ha autorizzato, ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato previste dal trattato CE, la proroga di un regime italiano di garanzia a favore delle banche. La Commissione ha ritenuto la proroga delle misure, approvate in origine il 13 novembre 2008, in linea con la comunicazione contenente gli orientamenti sugli aiuti di Stato per il superamento della crisi finanziaria. In particolare, le misure oggetto della proroga sono limitate nel tempo e nella portata. Esse sono quindi compatibili con l'articolo 87, paragrafo 3, lettera b), del trattato CE che autorizza gli aiuti destinati a porre rimedio a un grave turbamento dell'economia di uno Stato membro. "La proroga del regime di garanzia a favore delle banche - ha dichiarato il commissario responsabile per la concorrenza, Neelie Kroes ( nella foto) - fornisce all'Italia uno strumento per mantenere la fiducia nel suo sistema finanziario e quindi per sostenere l'economia, limitando nel contempo distorsioni della concorrenza".La Commissione ha ritenuto che le misure fossero ben mirate, proporzionate e limitate nel tempo e nella portata ed ha pertanto concluso che il regime è uno strumento adeguato per mantenere la fiducia sul mercato finanziario italiano e per sostenere la liquidità del sistema bancario.La proroga del regime di garanzia a favore delle banche, che mira a stabilizzare i mercati finanziari sostenendo il finanziamento delle banche nel medio e lungo-termine, è stata notificata alla Commissione il 29 maggio 2009. A parte la proroga, tutte le condizioni (come le istituzioni che possono beneficiare delle misure e le condizioni di remunerazione e di salvaguardia) restano le stesse della decisione iniziale.

IMPRESAMIA.IT-CLASS ACTION - Landi: manca il diritto al risarcimento


Rafforzare il ruolo dell'Antitrust come difesa contro comportamenti dannosi per i consumatori
Ammontano a 52 milioni le sanzioni per pratiche commerciali scorrette, spesso alle stesse imprese. E, pur avendo avuto più sanzioni nel corso dello stesso anno, molte di queste imprese non demordono, perciò è “indispensabile aggiungere alle sanzioni - ha affermato in una nota Paolo Landi, segretario generale di Adiconsum (nella foto) - il diritto al risarcimento per le vittime con la class action”. E' positivo il giudizio dei consumatori sulla relazione svolta dal Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, un’attività ampia rigorosa che ha permesso in molti casi una corretta applicazione delle leggi da parte di imprese sempre più propense a pratiche commerciali scorrette, tuttavia molte di queste imprese hanno avuto più sanzioni nel corso dello stesso anno e nonostante ciò perseguono in questa attività. È, quindi, indispensabile prevedere anche in Italia un diritto al risarcimento con l’azione collettiva. Una legge che il Parlamento avrebbe dovuto migliorare e che invece ha reso più inefficace del precedente.Dello stesso parere - viene sottolineato nelle nota di Adiconsum - anche il Presidente Catricalà che nella sua relazione afferma: “Avevamo auspicato che il rinvio della legge servisse a migliorarla, la soluzione che oggi si profila sembra di segno contrario”.Adiconsum - si legge ancora - è favorevole al rafforzamento del ruolo di questa autorità non solo per contrastare comportamenti non concorrenziali e non trasparenti in settori nuovi (come false offerte di lavoro, prodotti civetta, promesse di vincite o cibi miracolosi), ma anche nei settori tradizionali quali quello dei carburanti dove continuamente si ripetono fenomeni di cartello a danno dei consumatori.

IMPRESAMIA.IT-BIO – Emilia Romagna: lotta alla vespa cinese del castagno


Un parassita per combattere l’insetto
Il Servizio fitosanitario della Regione, in collaborazione con il Consorzio fitosanitario di Reggio Emilia e l´Istituto di Entomologia dell´Università di Torino, ha scelto di utilizzare un parassita per combattere la vespa cinese del castagno (Dryocosmus kuriphilus Yasamatsu), insetto in grado di provocare seri danni alla castanicoltura della regione. Senza l’utilizzo di prodotti chimici, ma attraverso questo parassita (Torymus sinesis) si è riusciti a combattere parassitizzare le larve di vespa cinese.Secondo lo studio condotto dal prof. Alberto Alma dell’Università di Torino, il parassita non può essere allevato in grandi quantità in laboratorio; di conseguenza è necessario favorirne l´adattamento e la proliferazione negli ambienti montani.Per questo i ricercatori dell´Università di Torino hanno liberato gli adulti dell´imenottero parassitoide nei pressi di giovani castagni, facilmente controllabili per le ridotte dimensioni della chioma, sulle quali si sono sviluppate le galle, segno inconfondibile della presenza della vespa. Nel prossimo autunno-inverno si procederà alla raccolta di tutte le galle che, nel frattempo, si manifesteranno sulle piante interessate dal lancio; da queste saranno raccolti nuovi esemplari di Torymus che, nella successiva primavera, potranno essere diffusi in altri castagneti.

IMPRESAMIA.IT-UE - Da luglio aboliti gli standard minimi ortofrutta


La decisione rientra nell'ambito delle procedure di semplificazione burocratica per la nuova Pac1
Organizzazioni dei consumatori segnalano il rischio di acquistare prodotti scadenti a prezzo alto. Si pensi infatti agli ortofrutticoli confezionati, che sempre più spesso per ragioni di praticità e convenienza acquistiamo nei supermercati: la totale assenza di vincoli circa l’omogeneità del prodotto renderà di fatto lecito mettere in evidenza un primo strato di frutti, di ortaggi o di verdure migliori per poi riempire la parte sottostante della confezione con merce di poco valore. Tutto questo perché a partire dal luglio 2009, secondo quanto previsto dal regolamento (Ce) n. 1221/2008, saranno abrogate le norme che disciplinano gli standard minimi di forma e dimensione per la commercializzazione dei seguenti 26 tipi di prodotti ortofrutticoli freschi: albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, avocado, fagioli, cavoli di Bruxelles, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, nocciole in guscio, cavoli cappucci, porri, meloni, cipolle, piselli, prugne, sedani da coste, spinaci, noci in guscio, cocomeri e cicoria witloof. Le regole restano invece in vigore per altri 10 tipi di prodotti, ritenuti pi rappresentativi per il mercato: mele, agrumi, pere, kiwi, insalate in genere, pesche e nettarine, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori; anche per questi, tuttavia, è riconosciuta agli Stati membri la facoltà di autorizzare la vendita di pezzature al di sotto degli standard, purché sull’etichetta sia apposta la dicitura prodotto destinato alla trasformazione.Una decisione che sta facendo discutere: innanzitutto viene criticato il vero e proprio abuso del voto di qualità da parte della Commissione per giungere all’approvazione formale del regolamento, nonostante il parere contrario nel Comitato di gestione di ben 16 Paesi, tra cui l’Italia (solo 9 i favorevoli, quasi tutti nordeuropei). Una deregulation, quindi, imposta dall’alto, senza tenere in alcuna considerazione le perplessità espresse dai principali Paesi produttori. Dal punto di vista della sostanza, invece, il nuovo regolamento preoccupa i produttori italiani primi nella Ue con un fatturato, compreso l’indotto, di 22,8 miliardi di euro che temono la concorrenza sleale dei Paesi dell’Est, favoriti dal venir meno degli standard minimi per la commercializzazione. Il sistema fino ad ora in vigore, infatti, disciplinando la classificazione dell’ortofrutta in categorie e calibri per garantire l’omogeneità dei prodotti presenti in un imballaggio, tutelava maggiormente le imprese agricole in grado di garantire gli standard qualitativi più elevati.Per maggiori informazioni, www.adiconsum.it

IMPRESAMIA.IT-CRISI - Catricalà: rischio nuovo protezionismo


Nella relazione annuale il presidente Antitrust ha esortato ad andare avanti sulle liberalizzazioni
Occorre vigilare con attenzione affinché le aziende non scarichino i costi della crisi sui consumatori. Lo ha detto il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà (nella foto), nella sua relazione annuale, ammonendo che la dura recessione economica possa alimentare i rischi di protezionismo con l'effetto di scaricare i costi della crisi sui consumatori e di non risolvere gli annosi problemi di bassa crescita dell'economia italiana. "Il pericolo, latente in tutti i mercati, si manifesta in particolare in quelli caratterizzati da intrecci e posizioni dominanti - ha sottolineato Catricalà - le minacce al mercato interno sono attentati alla prosperità del continente, assicurata da oltre 50 anni di liberi scambi''.Il presidente dell'Antitrust ha sottolineato che l'anno scorso sono state varate alcune importanti riforme come la riforma della pubblica amministrazione, ma al tempo stesso sollecita a scoraggiare ''in Parlamento lo stillicidio di iniziative volte a restaurare gli equilibri del passato a detrimento dei consumatori'', riferendosi al caso delle parafarmacie, del mantenimento di un tetto antitrust per la distribuzione del gas, e l'abrogazione della facolta di recesso annuale nei contratti del settore assicurativo. Infatti, occorre andare avanti con le liberalizzazioni e non abbassare la guardia sul protezionismo perché "nel nostro Paese i vincoli di finanza pubblica, giustamente considerati dal Governo - ha ribadito Catricalà - ci mettono di fronte a una scelta obbligata e virtuosa: possiamo solo incoraggiare le liberalizzazioni e lo sviluppo di autonome iniziative imprenditoriali". Parlando della reputazione delle banche italiane e della trasparenza spesso troppo scarsa nei confronti dei clienti, il presidente Antitrust ha affermato che "stabilità e redditività degli enti creditizi discendono anche da fattori reputazionali, che oggi sembrano compromessi più che in altri periodi - ha spiegato- parte della sfiducia è dovuta alle prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori". Proprio per questo motivo, ha spiegato Catricalà, «vanno fatti ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza".

IMPRESAMIA.IT-IL CASO - Vignali: tutelare i piccoli azionisti di IT Holding


I marchi sono stati venduti anche se c'erano offerte concrete che garantivano il risanamento
Continua a fare notizia il caso del Gruppo IT Holding, che IM-Impresa Mia ha seguito fin dall'inizio. Oggi pubblichiamo l'interrogazione rivolta la ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, dal deputato del Pdl, Raffaello Vignali (nella foto), ex presidente nazionale della Compagnia delle Opere, noto come il "paladino delle Pmi" e famoso anche per aver partecipato alla costituzione della Fondazione per la Sussidiarietà. Facciamo un breve riepilogo della vicenda: IT Holding, società della moda che fa capo a Tonino Perna aveva oltre 1.800 dipendenti e nel 2007 aveva ricavato 637 milioni di euro controllando Ferré, Malo ed Exté (inoltre aveva in licenza marchi altrettanto noti, come Versace Jeans Couture, Versace Sport, Just Cavalli, C'N'C Costume National e Galliano). L'azienda è la più grande del Molise e rappresenta un pezzo cruciale dell'economia molisana, visto che nella regione coordina un gruppo di società, anche di contoterzisti e fornitori,che disegnano, producono e distribuiscono pret-a-porter e accessori. Quì di seguito il testo dell'interrogazione Vignali.Il gruppo IT Holding è certamente una realtà importante nel settore del lusso. Annovera la titolarità di importanti marchi, quali ad esempio: Gianfranco Ferrè, Malo, Extè, e quindi anche, attraverso la controllata ITTIERRE, Just Cavalli, C'N'C' Costume National, Versace Jeans, John Galliano;l'azione quotata al segmento «Star» a luglio 2007 raggiungeva quotazioni superiori a 2,20 euro per azione con un incremento del 28 per cento circa sulla quotazione di inizio 2007. Un «trend» positivo della IT Holding che però, in un contesto borsistico quale quello del 2007, in cui il mercato azionario italiano ha subito una flessione media del listino del 7 per cento circa inspiegabilmente andava scemando, «scivolando», con consistenti escursioni negative di prezzo giornaliero, addirittura ad un valore di 1,08 euro, quindi con un calo superiore al 50 per cento rispetto ai massimi (2,20 euro) e del 32,50 per cento rispetto alla quotazione di inizio 2007; il mercato azionario nel 2008 subiva un ribasso del 50 per cento mentre l'azione IT Holding dell'83 per cento (da 1,08 euro ai minimi di 0,18 euro) e questo sempre con l'assoluto silenzio ed assenza degli organi di vigilanza. L'azienda, a fronte di questi cali repentini e ingiustificati ha rassicurato il «timore» del mercato sulla reale correttezza delle poste di bilancio pubblicate. IT Holding nella seconda parte del semestre 2008 chiedeva di riscadenzare il pagamento di affidamenti scaduti con il sistema bancario, il quale concedeva una proroga anche alla luce delle trattative in stato avanzato con fondi di investimento esteri pronti ad entrare nella compagine, o rilevare il marchio «Ferrè». Quest'ultimo, a bilancio per 149.000.000 di euro, riceveva un'offerta per la sua cessione di 120-140 milioni di euro;questa iniezione di liquidità avrebbe sicuramente riportato serenità sia nella gestione aziendale che nel sistema finanziario. Nel dicembre 2008 avviene un cambio ai vertici della direzione, anche al fine di trattare con i fondi di investimento cinesi interessati. A fine gennaio 2009 il consiglio di amministrazione di ITH dava mandato all'amministratore delegato, dottor Nebuloni, di verificare urgentemente se esistevano le condizioni per chiudere la trattativa con il fondo cinese. Domenica 8 febbraio 2009, riunendosi l'ultimo consiglio di amministrazione e verificando «inspiegabilmente» l'assenza delle condizioni per chiudere l'accordo, veniva diramato un comunicato con cui si chiedeva con effetto immediato la sospensione alle contrattazioni dell'azione al segmento «Star»;alla luce dei primi stati di insolvenza, veniva applicata la legge Marzano con l'amministrazione straordinaria, prima alla controllata Ittierre e poi a tutta la «galassia» IT Holding;appena incaricati i tre nuovi commissari (Ciccoli, Chimenti e Spada), succedevano eventi quasi «impensabili»: immediatamente 5 banche (Unicredit, S. Paolo Intesa, Banco Popolare, BPER e Banca popolare di Milano) concedevano una linea di credito di trenta milioni di euro; veniva rinnovata la licenza a produrre con Just Cavalli fino alla stagione autunno-inverno 2014/2015; Banca Ifis (società di factoring) concedeva una linea di euro 12,5 milioni a favore dei fornitori italiani di Ittierre; la regione Molise si rendeva garante al fine di assicurare il livello occupazionale sia diretto che dell'indotto della galassia ITH; veniva rinnovata la licenza a produrre con C'N'C' Costume National;con la messa in stato di liquidazione della IT Holding gli «attivi» non potranno soddisfare le passività aziendali e conseguentemente si manifesterà una evidente perdita per i piccoli azionisti;l'interrogante si chiede come mai si sia proceduto alla vendita dei marchi quando c'erano offerte concrete a prezzi di mercato che garantivano il risanamento: se nell'ambito dell'attività dei commissari si sia tenuto adeguatamente conto della tutela degli interessi dei piccoli azionisti preoccupati dalla vicenda e quali siano le modalità operative attraverso le quali i commissari intendano risolvere questa difficile situazione; se si intenda procedere da parte dei commissari alla riammissione del titolo alle contrattazioni di borsa.